Ex province, torna l'elezione diretta Dopo 'Riscossione', un altro blitz


il 10 Agosto 2017 - 14:12 25.507

La seduta

Ex province, torna l'elezione diretta
Dopo 'Riscossione', un altro blitz

Ultimo giorno prima della pausa estiva. E arriva il secondo 'colpo di coda' della legislatura.

PALERMO - Un altro blitz questo pomeriggio, a Palazzo dei Normanni. Un nuovo 'colpo di coda' dopo quello su 'Riscossione Sicilia' che ha stabilito la liquidazione della società entro il 2018, facendo saltare subito l'amministratore Antonio Fiumefreddo. Approfittando dell'ultimo giorno utile prima della pausa estiva il Parlamento regionale ha approvato la legge che ripristina l'elezione diretta dei vertici delle ex Province. Favorevoli 32 deputati su 47. Le elezioni si dovrebbero svolgere, se la legge entrerà in vigore, in primavera quando si voterà per le amministrative. Quelle indirette (cioè affidate agli amministratori locali), invece, sono sempre state rinviate. 

Un provvedimento che riporta indietro di qualche anno la Sicilia e che soprattutto smonta uno dei più sbandierati tasselli della famosa “rivoluzione” voluta da Crocetta. Persino il presidente Giovanni Ardizzone, nel corso dell'ultima cerimonia del ventaglio, aveva raccontato delle sette leggi approvate durante la legislatura per portare a termine questa riforma istituzionale che, però, in un pomeriggio, è stata azzerata.

Dopo aver votato le norme della finanziaria bis, provvedimento incardinato molti giorni fa e che ha dovuto aspettare la presenza in Aula del numero legale per poter procedere, a sorpresa i deputati hanno chiesto alla presidenza dell'Ars di mettere ai voti il disegno di legge, iscritto all'ordine del giorno da tempo, che reintroduce il voto diretto nelle ex Province, che era stato abrogato con la riforma che ha introdotto i Liberi consorzi e le città metropolitane.

La norma approvata prevede, invece, il voto diretto per i presidenti dei Liberi consorzi, per i sindaci metropolitani e per i consiglieri. E con l'elezione diretta degli organi, la legge stabilisce anche le indennità, che per il presidente saranno uguali a quelle del sindaco della città capoluogo. Ai consiglieri andrà solo un rimborso spese.

Nel dibattito d'Aula, l'opposizione più forte è arrivata dai deputati del Movimento 5 Stelle che hanno accusato i partiti di voler soltanto recuperare alcune “poltrone” in vista della riduzione dei seggi in Parlamento con l'avvio della prossima legislatura. Ma non è servito a nulla, la legge è stata approvata e presto, dunque, si tornerà a votare per le Province.

E tra i dati più sorprendenti c'è il voto dell'assessore alle Autonomie locali, Luisa Lantieri che ha votato sì, a favore del ripristino dell'elezione diretta, in netto contrasto con il presidente della Giunta regionale Crocetta, che assieme a Panepinto del Pd e ai 5 Stelle, è stato tra i 10 che hanno votato no. Si è astenuto, come aveva annunciato durante il dibattito in Aula, il presidente dell'Ars Ardizzone che al momento del voto non era in Aula.

Rimane un nodo da sciogliere: la legge è in palese contrasto con la 'legge Delrio' che abolisce le province a livello nazionale e quindi, come ha sostenuto Giovanni Panepinto del Pd, potrebbe essere impugnata. D'accordo con lui il collega di partito e assessore regionale all’Agricoltura, Antonello Cracoli: “La decisione del Parlamento siciliano di approvare gli articoli della legge che ripristina l’elezione diretta a suffragio universale del sindaco metropolitano è una palese violazione della norma nazionale che ha avuto da parte della stessa Assemblea regionale il suggello di grande riforma economico sociale, da applicare anche in Sicilia. Pensare di riportare i cittadini al voto senza che si attenda un riordino della materia da parte dello stesso parlamento nazionale, rappresenta uno spot che servirà soltanto a fare propaganda elettorale”. "Dal momento dell'entrata in vigore della norma - aggiunge Panepinto, in una nota firmata con la capogruppo Alice Anselmo - scatteranno i commissariamenti nelle Città metropolitane creando disagi alle amministrazioni locali e ai cittadini".

Hanno esultato invece tra i banchi di Forza Italia, dove siede il primo firmatario della norma, Vincenzo Figuccia. "Abbiamo messo fine alla riforma più strampalata di Rosario Crocetta - ha commentato. - Le ex province sono state massacrate da scelte scellerate del Pd per cinque anni. Ora si vede un po' di luce. Torna anche la democrazia con il voto a suffragio universale".

Il ritorno all'elezione diretta nelle ex Province è, appunto, il secondo tempo dei 'colpi di coda' dell'Ars, dopo che ieri era stata votata la norma che ha stabilito la liquidazione di Riscossione Sicilia. Una scossa elettrica data a una legislatura che non sarà ricordata né per il suo attivismo, né per leggi memorabili. E una certezza che, per la verità, era già trapelata: la 'rivoluzione' è fallita.


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