Una cassata per ossequiare i boss In fila al ristorante del summit


il 07 Dicembre 2017 - 06:00 20.052

PALERMO - IL RETROSCENA

Una cassata per ossequiare i boss
In fila al ristorante del summit

I mafiosi siglarono un patto. E i bottegai si presentarono con un dono.

PALERMO - È la fotografia di una fetta di città sotto scacco della mafia. A giudicare dalle parole di uno dei 25 arrestati dell'ultimo blitz un esercito di picciotti controlla la zona centrale di Palermo, compresi i mercati storici Vucciria, Ballarò e Capo. I commercianti si piegano. Non è solo una questione di pizzo. Fanno la fila per mostrasi ossequiosi.

Ecco perché i boss di Resuttana avevano deciso di creare un asse mafioso con quelli del Borgo Vecchio. Un patto siglato in un ristorante del popolare quartiere palermitano.

Il 3 aprile 2015 Sergio Macaluso, indicato come uno dei nuovi boss di Resuttana, è stato intercettato in macchina mentre confidava al cognato Corrado Spataro i nuovi progetti del clan.

Il racconto si apriva con l'elogio della capacità organizzata della famiglia mafiosa del Borgo: “... minchia sono organizzati, 20 mila sono?... tra case, appartamenti a disposizione nei quartieri per fare un appuntamento... entrano in una casa ed escono da un'altra... bar, forniti tutti a disposizione di loro... e per le feste... e sono partiti qualche 40 picciotti, ognuno ha i suoi e... quello si è arricampato con 20 cassate... venti setteveli... loro entrano dammi venti setteveli... oggi dovevamo andare in un posto, ma che dice ma è lontano? Dice aspetta un minuto va alla cantoniera e si arricampa con un Sh e due caschi. Dominavano sull'intesa zona: “... affiancano Ballarò, Capo, Vucciria... quello il pescivendolo prende 10 casse di pesce e le regala”.

Insieme, aggiungeva Macaluso. “stiamo facendo una fusione” per organizzare un esercito di soldati capace di controllare la città, dalla periferia al centro. Se n'era discusso al tavolo del ristorante: “... siamo andati a mangiare in un posto venti persone che quello del ristorante a culo a ponte si è messo neanche hanno pagato... dice... offerto nostro...”.

La voce che i pezzi grossi si erano riuniti si sparse in fretta. E al ristorante cominciarono ad arrivare i bottegai: “... mentre che mangiavamo si arricampavano cristiani delle putìe a dire che ti serve e hanno portato dieci cassate, ci siamo dovuti andare con tre macchine per andare a caricare solo per noi”.

Il controllo del territorio era capillare. Orde ci picciotti si muovevano e si muovono vestiti tutti alla stessa maniera e tutti a bordo dello stesso modello di scooter: “La mattina scendono tutti gli stessi... North Sail, tutti Sh, ognuno ha le sue amicizie, ha le sue putìe... c'è la raccolta io mi vado a fare le mie putìe... di soldi di mangiare di vestiti di scarpe.... lì solo a Ballarò sono 2000 putìe e pagano tutte... perché il più scarso li porta due tremila euro al mese”.

Il pizzo si paga anche con la merce. Nessuno sfugge. Non era come a Resuttana dove, si rammaricava Macaluso, “la struttura è caduta da quando hanno arrestato i cento, perché a San Lorenzo era sistemata, Resuttana era sistemata, Partanna era sistemata, lo Zen era sistemato. Quando hanno svuotato tutte cose ed è rimasta al confusione sotto a noi che per ora abbiamo le chiavi nelle mani... perciò uno ora piano piano deve andare ricompattando”.

Il riferimento era alle operazioni con cui i carabinieri nel 2014 azzerarono i clan. I nuovi boss, così confermano le recenti indagini della Procura di Palermo, si erano riorganizzati, ma è arrivata una nuova batosta.


il 07 Dicembre 2017 - 06:00 20.052