Mori e quelle parole di Sgarbi Eversiva è la mafia, non i pm


il 17 Gennaio 2018 - 16:26

SEMAFORO RUSSO

Mori e quelle parole di Sgarbi
Eversiva è la mafia, non i pm

Non facciamo tragica confusione tra vittime e carnefici. Tocca ai giudici emettere le sentenze.

Con tutti i guai da cui noi siciliani siamo afflitti ci mancava di avere a che fare frequentemente con le dichiarazioni al vetriolo di Vittorio Sgarbi. Per carità, liberissimo, se fosse un comune cittadino. Lasciamo per un attimo, tanto sarebbe tempo perso, il tema dell'opportunità o meno di invitare con la convinta benedizione di Gianfranco Miccichè il generale Mario Mori - reduce da un'assoluzione definitiva dall'accusa di favoreggiamento aggravato alla mafia - e il colonnello Giuseppe De Donno, in atto imputati nel processo sulla presunta trattativa Stato-mafia, a presenziare dentro il Parlamento regionale, nella sala intitolata a Piersanti Mattarella, alla proiezione del docu-film su Mori.

Ciò su cui mi pare sia necessario a questo punto discutere è l'uso di certe frasi, specialmente quando diventano terribili macigni sulla testa di ognuno di noi, con il loro inequivocabile significato e impatto comunicativo. Parlare di “contorni eversivi” o di “attacco allo Stato” riferendosi all'azione di settori o rappresentanti della magistratura siciliana è francamente inaccettabile. Inaccettabile sempre, anche a fronte di alcune ricostruzioni dei pm in importanti processi, a colletti bianchi e a esponenti politici, che non hanno retto al vaglio dei giudici. Secondo il dizionario giuridico il concetto di “eversione” è riferito alle attività consistenti nello sconvolgimento dell'ordine costituzionale tramite l'aggressione alle strutture sociali al fine di scardinarle. Precisamente il tipo di attività, con tragico spargimento di sangue, posta in essere dalla mafia, meglio dalle mafie, e dalle frange terroristiche di qualunque natura. Non facciamo tragica confusione tra vittime e carnefici. Tocca ai giudici emettere le sentenze non ai politici interessati a condanne o assoluzioni di parte, sapendo, lo diciamo in generale, che non sempre è possibile raggiungere la prova piena, penalmente rilevante, su comportamenti comunque riprovevoli e pacificamente accertati.

A noi cittadini, e alla classe politica responsabile, il dovere di rispettare i pronunciamenti giudiziali tenendo alta, nelle scelte che nei piani alti del potere si compiono, la memoria dei nostri martiri barbaramente uccisi per mano dei boss di Cosa Nostra. I segnali, i simboli, i messaggi in terra di Sicilia, dove politica e mafia troppo sovente sono andati a braccetto, non sono di rilevanza secondaria. In caso contrario non usciremo mai dal tunnel delle innegabili ambiguità, collusioni e connivenze esistite, e probabilmente purtroppo ancora esistenti, a prescindere dai processi e dalle pronunce giudiziali, nella perdurante e pesante lotta alla criminalità organizzata.


il 17 Gennaio 2018 - 16:26