I giovani senza speranza nella terra dei 'furbetti'


il 17 Marzo 2018 - 07:00

Semaforo Russo

I giovani senza speranza
nella terra dei 'furbetti'

Quanti sono i siciliani che partono ogni anno? E perché?

Troppo spesso le cronache danno conto di deprimenti episodi di assenteismo, di impiegati pubblici nominalmente in ufficio e invece allegramente a passeggio a sbrigare faccende private. L'ultimo in provincia di Agrigento: sette dipendenti comunali sono stati accusati di truffa aggravata ai danni dello Stato e falsa attestazione di presenza in servizio. Un giorno, probabilmente ancora lontano, magari saranno rivoluzionate le modalità di organizzazione del lavoro mirando di più a una proficua produttività e garantendo il diritto alla carriera per i migliori - diritto attualmente negato, per esempio, nell'amministrazione regionale - piuttosto che alla doverosa applicazione di rigide norme sulla presenza fisica; ma fino a quel momento le regole ci sono e vanno rispettate.

Ogni volta che leggo dei cosiddetti “furbetti del cartellino” il pensiero va a mia figlia – e con lei ai giovani che coraggiosamente hanno lasciato casa per cercare un futuro all'estero - laureata e da tre anni a Londra dove lavora con turni anche di 10 ore in un ristorante. Penso ai loro genitori che hanno dovuto accettare, non raramente con enormi privazioni iniziali, l'assenza forzata dei figli pur di non vederli progressivamente spegnersi di fronte all'assoluta mancanza di prospettive in patria. Non si tratta di pochi, al contrario, parliamo di movimenti migratori dalla Sicilia epocali e in aumento. Ogni anno circa 20.000 giovani lasciano la Sicilia, parecchi laureati.

La disoccupazione giovanile in questa martoriata terra è giunta a uno spaventoso 57% e nulla lascia intravedere una netta inversione di tendenza al di là di pallidi tentativi di ripresa. Un motivo c'è se il flusso di chi parte non si arresta ed è concreto: appena giunti a destinazione i nostri ragazzi vengono immediatamente assunti. Qualunque lavoro, che però nel breve volgere di alcuni anni ti può lanciare, se dimostri capacità, verso mete ambiziose. Niente rassicuranti salvagente a chi non ha voglia di imparare a nuotare, niente favoritismi. Lì se meriti vai avanti, aiutandoti con le tue forze in ambienti poco inclini all'accomodamento, se non meriti non ti soccorre la telefonatina di papà all'amico onorevole.

Penso parimenti ai giovani che sono rimasti, a quelli con curriculum studiorum di altissimo livello o bravissimi nell'arte del saper fare (non bisogna necessariamente laurearsi), a quelli che rifiutano sdegnosamente le facili scorciatoie e le attese dietro la porta del deputato "abbracci e baci" per ottenere un posto precario e mal pagato che ti iscrive nell'umiliante categoria dei clienti, l'esercito dei riconoscenti obtorto collo puntualmente reclutati nelle campagne elettorali. E' una vera tragedia assistere impotenti al lento morire nell'anima di questi giovani dimenticati dalla politica, storditi dal silenzio delle istituzioni, mortificati dalle nefaste logiche della cortesia e del privilegio praticate da politicanti e faccendieri.

Non è eccesso di giustizialismo quindi, tornando ai “furbetti del cartellino” che giocano con le false timbrature attraverso criminali sodalizi, immaginare una sola conseguenza per chi nella pubblica amministrazione si macchia di gravi comportamenti (giudizialmente accertati) che offendono i colleghi ligi al dovere e, soprattutto, chi ha perso o cerca, dopo molti sacrifici personali e familiari, una dignitosa occupazione: il licenziamento.


il 17 Marzo 2018 - 07:00