Quel profumo di Primavera Nino e il 'vizio' delle idee


il 25 Marzo 2018 - 18:46

Le città per l'uomo

Quel profumo di Primavera
Nino e il 'vizio' delle idee

Tanta gente alla presentazione di un libro. Perché?

“La Sicilia nel mondo globalizzato (i tiranni e gli eroi viaggio nella memoria: 1943 – 2013)”, è questo il titolo dell'ultimo libro di Nino Alongi, professore di filosofia, intellettuale politico e palermitano di rilievo, uscito postumo a quattro anni dalla morte del suo autore. Nino è stato il fondatore di 'Città per l'uomo', il movimento che fu uno dei cardini della Primavera di Palermo, consigliere comunale, personaggio impegnato e soprattutto un uomo segnato dal 'vizio di pensare' che è una virtù ovunque, eccetto che nei contesti in cui, purtroppo, non si pensa più.

Abbiamo presentato la sua opera, venerdì scorso, a Palazzo delle Aquile e mi ha colpito la quantità delle persone presenti che hanno riempito Sala delle lapidi. Non c'erano soltanto i reduci di una stagione appassionata. C'erano i giovani, c'erano tanti palermitani. E si capiva che molti non avevano vissuto quell'esperienza dal vivo: quella Primavera degli anni Ottanta-Novanta, con la rottura operata da Leoluca Orlando, la sua giunta 'anomala e l'impegno illuminato dell'attuale Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Ma c'era curiosità per un periodo che introdusse un cambiamento e che vide un ribollire di iniziative sociali, politiche e culturali. Cosa cercavano i presenti?


A prescindere dagli sviluppi politici della storia e dai giudizi che se ne possono dare, mi pare di potere affermare un concetto, senza essere smentito: quelle persone intervenute a Sala delle Lapidi volevano ascoltare pensieri, esprimere pensieri e recuperare quel 'vizio di pensare' che era la caratteristica di Nino e la sua migliore virtù. Sono tempi difficili. Viviamo nella terra delle speranze che fanno presto a trasformarsi in delusioni. Ed è la contraddizione che ci conduce al fatalismo, alla rassegnazione. In questo contesto il pensiero può apparire superfluo, perché offre una prospettiva ampia non incentrata soltanto sulle contingenze. Ma solo i siciliani migliori accettano la sfida del pensiero e non la cambierebbero per niente al mondo, perché hanno imparato che in essa risiede l'essenza stessa della dignità.

Nino era un palermitano migliore, uno che viveva nel suo tempo con lo spirito del rivoluzionario che intende cambiarlo. La sua era una ribellione dolce che mirava al convincimento, all'armonia e che si costruiva su nuove parole, su un nuovo senso che ci avrebbero dato, prima o poi – lui ne era convinto – una nuova città, una città per l'uomo. Magari non è mai troppo tardi per ricominciare a pensarla.


il 25 Marzo 2018 - 18:46