Il voto di scambio e i cattivi elettori


il 07 Aprile 2018 - 07:00

Semaforo russo

Il voto di scambio
e i cattivi elettori

Se c'è qualcuno che compra c'è per forza qualcun altro disposto a vendere.

Le ultime vicende giudiziarie che vedono coinvolti pesantemente esponenti siculi della Lega di Matteo Salvini, accusati di voto di scambio e di attentati contro i diritti politici dei cittadini, suggeriscono al di là degli sviluppi di esclusiva competenza dei magistrati una semplice considerazione di carattere generale: se c'è qualcuno che compra c'è per forza qualcun altro disposto a vendere. Una verità regolarmente taciuta tutte le volte che ci sorprendiamo scandalizzati di fronte allo squallido mercimonio tra il voto e il favore o la promessa del favore.

Un tipo di reato, specialmente il voto di scambio politico mafioso, non sempre agevole da dimostrare dinanzi a un giudice ma purtroppo praticato da certi politicanti, puntualmente eletti e rieletti, e dai loro compiacenti intermediari. Praticato diffusamente, soprattutto, nella sua versione ritenuta da una coscienza collettiva decisamente incline all'autoassoluzione “lecita”, quando un diritto (quindi, non una pretesa illecita) viene derubricato a cortesia per carpire l'eterna riconoscenza del richiedente nella cabina elettorale, con l'immancabile telefonatina al candidato promittente: “carissimo, ho fatto il mio dovere” (pervertendo il significato del termine “dovere”).


Pensiamo che tale versione “soft” del voto di scambio, quella che non necessariamente cozza con il codice penale, la disinvolta richiesta del piacere rivolta all'onorevole amico dell'amico, seppure disperatamente nel silenzio delle istituzioni, sia meno vergognosa e meno pericolosa? No, al contrario, è la causa principale della condizione miserevole in cui si ritrova la Sicilia, della fuga dei nostri giovani, della stravaccata saccenteria di faccendieri al soldo del potente di turno, del malefico influsso mafioso che si impone mellifluo, abbandonate strategicamente bombe e fucili a canne mozze, in un contesto sociale abituato alle scorciatoie piuttosto che all'affermazione dei diritti, tanto da offrire ghiotte occasioni a stregoni e boss di tendere la mano, magari sporca di sangue.

Il filo è il medesimo, e ciò che appare un peccatuccio veniale nei più scrupolosi (“in fondo mi spetta”) può essere l'invisibile architrave di un sistema nei fatti corrotto e ingiusto. Arriverà forse il giorno, lo auguro a noi stessi, ai nostri figli e nipoti, se non vogliamo affogare nel pantano maleodorante del clientelismo che massacra i diritti, ridotti a magnanime concessioni, e umilia il cittadino, declassato a suddito, in cui finalmente comprenderemo questa verità imbarazzante per la sua limpida banalità: se abbiamo troppi cattivi politici che comprano è perché ci sono troppi cattivi elettori che vendono, barattando un possibile e dignitoso futuro con un eterno e miserabile presente.


il 07 Aprile 2018 - 07:00