Cadavere in ospedale, è giallo Messina, è stato un omicidio


il 07 Aprile 2018 - 06:07

IL CASO

Cadavere in ospedale, è giallo
Messina, è stato un omicidio

Un'assoluzione e una nuova pista: ucciso altrove e il corpo trasportato al Policlinico.

PALERMO - Ucciso chissà dove, il cadavere trasportato e abbandonato al Policlinico di Messina. Si profila uno scenario macabro. Non un incidente, ma un giallo di cronaca nera. Ioan Cadare, rumeno di 47 anni, sarebbe stato assassinato.

Il caso per anni è stato affrontato come se si fosse trattato di un terribile incidente. Una caduta provocata dall'imperizia di due dirigenti che non fecero nulla per mettere in sicurezza una parte dell'ospedale. Sono pure finiti sotto processo, e assolti, Giuseppe Pecoraro e Alessandro Maria Caltagirone, che nel 2012, anno del decesso, erano rispettivamente direttore generale e direttore del settore tecnico del Policlinico.

Nelle motivazioni con cui li ha scagionati dall'imputazione di omicidio colposo il giudice per l'udienza preliminare di Messina, Maria Vermiglio, chiede alla Procura he vengano fatte nuove indagini. È la pista dell'omicidio che va battuta, dopo che è emersa con prepotenza da una perizia voluta dai legali delle difese dei due imputati, gli avvocati Marcello Montalbano e Pietro Filippo Canzoneri.

Il 21 aprile 2012 un dipendente scopre il cadavere del rumeno nel seminterrato del padiglione F che ospita il magazzino della farmacia. Il medico legale nominato dal pubblico ministero conclude che l'uomo è precipitato da un altezza di cinque metri. Le fratture multiple non gli hanno lasciato scampo. Mancava una ringhiera e non si è accorto che oltre l'aiuola c'era il vuoto.

No, non può essere caduto da lì. Non aveva motivo di avventurarsi sull'orlo del muretto. Era un percorso a piedi che non portava da alcuna parte. E poi le lesioni non sono compatibili con la caduta.

L'avvocato Marcello Montalbano



Il consulente nominato dall'avvocato Montalbano piccona la ricostruzione dell'accusa e obbliga il giudice a nominare un suo consulente. I risultati sono inaspettati: “Si ritiene che le lesioni interne ed esterne rilevate sul cadavere possono essere state eteroinferte in un luogo diverso e con altre modalità”. Qualcuno ha ucciso l'operaio rumeno, probabilmente lo ha picchiato a morte da qualche altra parte e ha trasportato il cadavere in ospedale.

Una ipotesi suffragata da tanti elementi: non si precipita con la faccia sull'asfalto da un'altezza di cinque metri senza riportare lesioni al volto, senza lasciare tracce di sangue per terra visto che il rumeno aveva delle ferite; una caduta non provoca il tipo di lesioni alle gambe riscontrate sulla vittima; il giubbotto e i jeans non si strappano cadendo nel vuoto.

E poi ci sono altri due particolari strani: accanto al cadavere c'era un telefono in frantumi e senza scheda sim e la fibbia della cintura dei pantaloni era rotta. Un particolare quest'ultimo, compatibile con il trascinamento del cadavere.

No, non è stato un incidente. Qualcuno avrebbe ucciso il rumeno. Chi? Si parla di una lite avvenuta il giorno prima del decesso. È da qui che bisogna ripartire perché Ioan, operaio di 45 anni, non è stato vittima di un incidente, ma è stato assassinato e il suo corpo abbandonato davanti al magazzino dei farmaci dell'ospedale universitario. Il caso ritorna in mano ai pubblici ministeri.

 


il 07 Aprile 2018 - 06:07