Burocrazia? Sicilia ultima Altro che semplificazione


il 08 Aprile 2018 - 19:05

DIRITTI E DOVERI

Burocrazia? Sicilia ultima
Altro che semplificazione

Più che pensare a nuove norme, si dovrebbero attuare quelle esistenti. Insieme a incentivi e sanzioni.

Nonostante i numerosi provvedimenti normativi diretti a semplificare la macchina burocratica pubblica e i rapporti con i cittadini, gli studi più accreditati collocano la Sicilia agli ultimi posti delle graduatorie di efficienza ed indicano l’asfissiante burocrazia come uno dei principali ostacoli allo sviluppo. Così si invocano nuove leggi per semplificare un sistema troppo complicato e “ricco” di regole.

Ma l’iter legislativo è lungo ed articolato, e sull’adozione delle leggi non ci sono garanzie, soprattutto in assenza di solide maggioranze.

Quando si approvano nuove leggi, inoltre, la prima applicazione spesso genera incertezza e contenzioso e occorre aspettare decine di sentenze, circolari interpretative, istruzioni e direttive agli uffici, e diversi anni, per risolvere i contrasti tra le diverse disposizioni normative, stabilire quali norme applicare e con quali modalità, le amministrazioni che acquisiscono nuovi compiti hanno bisogno di tempo per metabolizzarli, talvolta vengono creati nuovi uffici, enti, autorità che sostituiscono o affiancano quelli esistenti, cambiano gli adempimenti e la modulistica, i cittadini si trovano di fronte a numerosi disagi.

Le leggi, inoltre, per produrre effetti concreti devono essere correttamente attuate, ed i provvedimenti attuativi spesso non vengono adottati o vengono emanati con anni di ritardo: il Sole 24 ore ha evidenziato che non sono ancora stati adottati 371 provvedimenti necessari per dare attuazione alle leggi varate nell’ultima legislatura, di cui 106 per i quali il tempo è scaduto.

Quindi, in attesa di norme in grado di ridurre consistentemente gli oneri burocratici, riorganizzare l’amministrazione pubblica ed i procedimenti amministrativi in modo da eliminare sovrapposizioni e duplicazioni di competenze ed adempimenti inutili, la semplificazione deve cominciare dalla corretta attuazione e applicazione delle leggi esistenti.

Basti pensare che se le leggi esistenti venissero correttamente applicate i procedimenti amministrativi si concluderebbero entro 30 giorni, ed i più complessi entro 180, le amministrazioni non richiederebbero pareri inutili e documenti già in possesso loro o di altre amministrazioni, annullerebbero i provvedimenti illegittimi e revocherebbero quelli ingiusti o inopportuni, molti procedimenti lunghi e complessi potrebbero essere sostituiti da accordi con i privati o altre amministrazioni, quando la conclusione del procedimento è subordinata all'acquisizione di più pareri, nulla osta o atti di diverse amministrazioni il procedimento verrebbe concluso in conferenza di servizi entro 45 o al massimo 90 giorni, numerosi adempimenti sarebbero sostituiti da autocertificazioni, comunicazioni, dichiarazioni e segnalazioni, il silenzio assenso e il sistema degli sportelli unici renderebbero certi i tempi e ridurrebbero i passaggi burocratici, le imprese verrebbero pagate entro termini ragionevoli.

Ciò magari non risolverebbe tutti i problemi, ma renderebbe il sistema siciliano molto più efficiente e competitivo, con notevoli benefici per cittadini e imprese e ricadute positive per l’economia regionale. Non a caso i sistemi amministrativi regionali ritenuti molto più efficienti di quello siciliano (come quelli trentino e toscano ecc) operano nell’ambito di un contesto normativo non dissimile: se funzionano meglio non dipende tanto dalla qualità delle leggi, ma dalla loro applicazione.

Gli strumenti per l’applicazione delle norme di semplificazione, peraltro, esistono già. La normativa vigente impone, infatti, di predisporre un sistema di valutazione della performance che renda dirigenti e dipendenti responsabili dei risultati raggiunti dalla propria struttura in relazione ad obiettivi concreti. Se la permanenza nell’incarico e l’entità della retribuzione dipendono dai risultati ottenuti si mette in opera un potente incentivo all’efficienza delle amministrazioni.

La Corte dei conti,però, ha rilevato che il ciclo della performance è stato attuato in maniera incompleta e i controlli che dovrebbero verificare l’efficienza dell’amministrazione e il rispetto delle norme risultano del tutto inefficaci, così vengono premiati anche i dirigenti a capo delle strutture inefficienti, che hanno accumulato consistenti ritardi e risultati poco encomiabili. In un simile contesto non ci sono garanzie sulla corretta esecuzione delle leggi e nemmeno la norma potenzialmente più efficace produrrebbe effetti significativi.

Eppure per garantire la corretta applicazione delle norme sulla semplificazione e sulla performance non servono articolati processi normativi ma basterebbe l’adozione di strumenti esistenti e già sperimentati: l’assegnazione di obiettivi e parametri di valutazione concreti e misurabili (rispetto dei tempi di conclusione dei procedimenti, contenzioso provocato ed esiti ecc), l’adozione delle più diffuse tecniche di misurazione degli oneri amministrativi e dei tempi burocratici, l’implementazione di controlli e sanzioni previsti dalla normativa vigente, e l’adozione di interventi ampiamente conosciuti ed adottati (informatizzazione del procedimento, condivisione delle basi informative gestite da più uffici, adozione di modelli unificati e standardizzati ecc).

Per estendere il perimetro di queste buone pratiche si potrebbero, inoltre, prevedere premi ed incentivi di carattere finanziario a favore delle amministrazioni locali più virtuose. Ciò consentirebbe di dare una risposta immediata a cittadini ed imprese, in attesa delle riforme strutturali promesse.


il 08 Aprile 2018 - 19:05