La vita dei giudici "reclusi" Dentro la camera di consiglio


il 16 Aprile 2018 - 18:53

TRATTATIVA STATO-MAFIA

La vita dei giudici "reclusi"
Dentro la camera di consiglio

Sono nove, tra togati e popolari, gli uomini che decideranno il verdetto del processo di Palermo.

PALERMO - La camera di consiglio diventa la loro casa. Non si sa per quanto tempo, ma è in “carcere” che vivranno fino al verdetto i giudici del processo sulla Trattativa Stato-mafia.

Il presidente Alfredo Montalto, il giudice a latere Stefania Brambille e i sette giudici popolari saranno “reclusi” nell'aula bunker del carcere Pagliarelli.

Le porte delle stanze si susseguono lungo il corridoio, come in un albergo. O meglio, vista l'austerità, come in un convento. L'architetto è lo stesso che ha progettato il penitenziario, badando alla funzionalità. Stanza singola con bagno privato per ciascun giudice. Un letto e una scrivania. C'è un unico televisore per tutti. Fino a qualche tempo fa non c'era neppure internet. Chissà se le cose sono cambiate. Colazione, pranzo e cena li fornisce una ditta esterna. I giudici hanno la possibilità di scegliere fra più opzioni di catering.

Lo studio e la discussione avvengono in una sala riunioni.È il luogo del confronto, ma anche dello scontro dialettico. Il verdetto si decide per alzata di mano. Ogni giudice esprime un voto che ha lo stesso peso degli altri. Togato o non togato, non fa differenza. Non caso qualora nel verdetto dovesse primeggiare il voto dei giudici popolari il presidente potrebbe affidare a uno di essi la stesura della motivazione della sentenza.

Il giudice popolare viene estratto a sorte da una lista depositate in Corte di Assise. Per farne parte si deve presentare una richiesta al sindaco e avere una serie di requisiti, anche morali. Una volta nominati non ci si può rifiutare, a meno che non ciano motivi di salute a impedire la presenza. I rimborsi vanno da 25 a 51 euro. A riempire gli scaffali della sala riunioni tutti i faldoni del processo. Ogni momento del dibattimento è stato trascritto ed è a disposizione per la consultazione.

Nessun contatto con l'esterno per non avere distrazioni, né subire influenze e per difendere l'inviolabilità della camera di consiglio. Naturalmente i contatti con i parenti a casa sono ammessi. È il presidente a stabilire le regole come in una piccola comunità e a fissare il calendario e gli orari per il confronto. Il processo Trattativa è composto da centinaia di fascicoli. Il lavoro non manca.

 


il 16 Aprile 2018 - 18:53