Montante, nemici, dossier e affari Spiati gli assessori Marino e Armao


il 15 Maggio 2018 - 06:00

L'INCHIESTA

Montante, nemici, dossier e affari
Spiati gli assessori Marino e Armao

Gli accessi alle banche dati dell'imprenditore per "monitorare" due assessori regionali ostili.

CALTANISSETTA – Dossieraggio su esponenti della politica e delle istituzioni, telefonate e incontri registrati, catalogati e conservati. Curriculum di parenti di politici e appartenenti alle forze Armate.
C'è un capitolo dell'indagine su Antonello Montante che scotta, l'imprenditore, già leader nazionale di Confindustria ha “di certo – scrivono i magistrati – voluto acquisire informazioni su persone che hanno rivestito un ruolo politico in ambito regionale e che erano entrate in rotta di collisione, in relazione alle più svariate vicende, con la sua persona e col sistema confindustriale siciliano”.


Gli investigatori della Squadra mobile di Caltanissetta sostengono che Montante avrebbe eseguito “accertamenti”, su Nicolò Marino, ex assessore di Crocetta ai rifiuti, suo acerrimo nemico, e su Gaetano Armao, attuale assessore regionale al bilancio e vicepresidente di Nello Musumeci.

DOSSIER MARINO - Sul conto di Nicolò Marino e dei suoi figli è stato eseguito un accesso alla banca dati Sdi nel 2016. Nello stesso anno, intervistato da La Sicilia, Marino aveva descritto “le istituzioni che hanno coperto il sistema Montante”. L'accesso sarebbe stato effettuato da Giuseppe Graceffa, vice sovrintendente della Questura di Palermo il 7 luglio 2016 e sarebbe stato “sollecitato” da Montante, attraverso Diego Di Simone ex sostituto commissario della squadra mobile di Palermo e Marco De Angelis, pure lui sostituto commissario, ma in servizio alla prefettura di Milano. Le cimici della Mobile hanno registrato, il 14 febbraio del 2016, all'interno della casa di Montante, “uno scambio di battute” con Giuseppe Catanzaro, big di Confindustria e re dei rifiuti in forte contrasto con Marino.

Montante e Catanzaro parlano dell'invio di una lettera al presidente di Confindustria nazionale Giorgio Squinzi e al ministro dell'interno Alfano; all'improvviso le cimici registrano: “U numero di targa da machina di Marino...”.

Montante avrebbe incontrato a Roma il colonnello Litterio Romeo, il giorno dopo che quest'ultimo fosse interrogato dalla Procura di Caltanissetta. Secondo quanto ha rivelato Alfonso Cicero agli inquirenti, Montante sarebbe stato in possesso di video sulla vita privata di Marino ed era pronto a farli diffondere da un giornale online.

L'INCONTRO - Marino, nel 2014, aveva svelato, agli inquirenti, i particolari di un incontro che sarebbe avvenuto il 18 dicembre del 2014 tra il senatore Lumia del Pd, Ivan Lo Bello e Montante che, “visibilmente adirato” lo avrebbe invitato “a non raccogliere più informazioni sul suo conto”, aggiungendo, poi, “che se avesse voluto fare la guerra a colpi di dossier si sarebbe fatto trovare pronto”.

L'esistenza dell'incontro è stata confermata dalle agende di Montante: il 7 ottobre del 2013, nella cartella dei file excel, è stato annotato l'incontro “ore 21/22 Catania con Lo Bello, Marino e Peppe Excelsior”.

Il 23 agosto del 2014 Montante annota l'esistenza di una “lettera anonima indirizzata a Confindustria nazionale sede viale Astronomia Roma, a firma di un funzionario fedele, dice che Nicolò Marino cercava pentiti e notizie per incastrare Lo Bello e Montante”.

DOSSIER ARMAO - Altro obiettivo del dossieraggio di Montante sarebbe stato Gaetano Armao, nei confronti del quale sono stati registrati diversi "monitoraggi" attraverso l'utilizzo di accessi illeciti ai database governativi. Armao, interrogato dagli inquirenti, ha parlato degli interessi del leader di Confindustria. Montante, “attraverso l'operato politico del senatore Pistorio e del senatore Lumia, aveva sostenuto e appoggiato il mutamento di maggioranza che aveva poi sorretto la giunta presieduta da Lombardo”.

TERMINI IMERESE - Armao parla anche del dopo Fiat a Termini Imerese e del “diretto interesse” nell'affare di Montante e del senatore Lumia. Il vicepresidente di Musumeci ha dichiarato che era stato richiesto all'Irfis un finanziamento da 20milioni di euro per la Dr che non era un'impresa siciliana. La richiesta sarebbe stata firmata dall'allora dirigente Emanuele, rispetto al quale, inizialmente, Confindustria sarebbe stata contraria. All'improvviso, però, qualcosa sarebbe cambiato, proprio in concomitanza con la nomina di Emanuele ai vertici dei rifiuti. Armao lo avrebbe sentito “vantarsi di aver instaurato ottimi rapporti con l'imprenditore Giuseppe Catanzaro, strettamente legato a Montante e operante nel settore dei rifiuti e con il senatore Lumia”.


il 15 Maggio 2018 - 06:00