"Medici dirottati nelle cliniche" Conto meno salato per un oncologo


il 16 Maggio 2018 - 11:26

CORTE DEI CONTI

"Medici dirottati nelle cliniche"
Conto meno salato per un oncologo

Un medico è stato condannato a pagare 28 mila euro.

PALERMO – Ha violato l'obbligo di esclusività, ma non ha provocato un disservizio. Ecco perché la sezione d'appello della Corte dei Conti, presieduta da Giovanni Coppola, ha ridotto la condanna inflitta a Maria Rosaria Valerio da 57 mila euro a 28 mila euro. Soldi che andranno al Policlinico e all'Università degli studi.

Il processo contabile traeva spunto dall'indagine penale che descrisse l'accordo “scellerato" per dirottare i pazienti dagli ospedali pubblici alle cliniche private. Era uno spaccato disarmante della sanità palermitana quello tracciato dai giudici nelle motivazioni della sentenza penale al processo che nel novembre 2015 vide cadere le accuse di corruzione e concussione, riqualificate in abuso d'ufficio, ma reggere le ipotesi di truffa e falso. Il risultato fu l'assoluzione dei vertici della clinica La Maddalena e la condanna di quelli della Latteri e della Pasqualino Noto. Tutte le strutture sanitarie uscirono pulite dal processo che le vedeva imputate di una serie di reati amministrativi per avere falsificato i Drg, i sistemi di certificazioni della spesa sanitaria.

"Le acquisizioni processuali hanno dato piena contezza della sistematica commissione, da parte della Valerio in concorso con gli altri coimputati di una serie di condotte illecite - scrivevano i giudici del processo penale - consistite nel mirato dirottamento di un gran numero di pazienti dal reparto del Policlinico presso il quale prestava servizio, alla casa di cura Latteri. Le numerose intercettazioni hanno permesso, altresì, di svelare che alla base di tale illecita attività di sviamento dei pazienti vi era un accordo criminoso, finalizzato alla realizzazione di vicendevoli ed indebiti profitti economici".

Valerio è stata condannata in primo grado a cinque anni per truffa. L'oncologa si è sempre difesa sostenendo “l'insussistenza nella propria condotta dell'elemento psicologico del dolo e della colpa grave nonché la mancanza del nesso causale tra la condotta tenuta e il danno contestatole”. Ed ancora: che “i saltuari rapporti con la clinica Latteri, presso la quale ella aveva prestato servizio prima della formalizzazione dell'incarico presso la struttura pubblica, erano motivati dalla volontà di seguire il decorso clinico dei pazienti che aveva avuto in cura per diversi anni, con la precisazione che si era trattato di consulenza svolta a titolo gratuito. Al riguardo, riferiva che il reparto di oncologia medica del Policlinico era notoriamente inadeguato, sotto vari profili, per come attestato dai rapporti delle ispezioni svolte dai preposti organi di controllo”.

Se da un lato i giudici contabili d'appello hanno ribadito l'incompatibilità del rapporto di lavoro del dirigente medico in regime di intramoenia, contemporaneamente ricercatore universitario a tempo pieno, con lo svolgimento della libera professione, dall'altro hanno stabilito che l'operato di Valerio non ha inciso sulla qualità e sulla quantità del servizio di assistenza del Policlinico. Dati alla mano il medico ha seguito migliaia di casi di malati oncologici ed ha contributo in maniera netta all'incremento dell'attività della struttura sanitaria.

 


il 16 Maggio 2018 - 11:26