Ars, "collegato" avanti piano Fava presidente dell'Antimafia


il 16 Maggio 2018 - 17:24

LA SEDUTA

Ars, "collegato" avanti piano
Fava presidente dell'Antimafia

Legge "stralcio" incardinata sarà discussa martedì. Miccichè "snellisce" il regolamento d'aula.

PALERMO - È stato incardinato all'Ars il disegno di legge "collegato" alla Finanziaria. Un testo che dalla Commissione Bilancio è venuto fuori privo di molte delle norme più caratterizzanti e care al governo di Nello Musumeci. La legge è composta da nove norme in tutto, il primo articolo è dedicato all'accorpamento di Crias e Ircas in un unico ente regionale: l'Istituto finanziario per le imprese siciliane (Ifis), sottoposto alla vigilanza e al controllo dell'assessore alle Attività produttive e di quello all'Economia. Conclusa la discussione generale, il presidente Miccichè ha fatto votare il passaggio agli articoli e ha rinviato la seduta a martedì prossimo. Domani alle 19 scadrà il termine per la presentazione degli emendamenti.

Al termine della seduta di oggi il presidente Miccichè ha deciso di insediare la commissione regionale Antimafia. Claudio Fava è stato eletto presidente subito dopo l'insediamento dell'organismo parlamentare con 11 voti sui 12 deputati presenti in commissione (in totale sono 15). Un voto è andato a Giuseppe Lupo, capogruppo del Pd. Soddisfatto il presidente dell’Ars Miccichè: "Sono molto contento che la commissione sarà presieduta da Claudio Fava. A pochi giorni dalla commemorazione di Giovanni Falcone, è un bel segnale di come la politica sia unita nella lotta alla mafia. Claudio Fava – ha aggiunto - è sicuramente una personalità che conosce bene il fenomeno mafioso e della corruzione e, considerata la sua esperienza in seno alla commissione nazionale Antimafia, sarà certamente un ottimo presidente".

"Credo che occorra restituire alla politica piena responsabilità sulla frontiera della lotta alle mafie. E credo che sarà compito di questa Commissione dare un contributo rigoroso, limpido e sobrio. L’antimafia - ha detto Fava - non può essere un titolo onorifico o un salvacondotto politico ma un lavoro del fare. Per il paese e non per se stessi, per produrre cultura civile e politica, per costruire utili strumenti di legge, per capire e far capire, per andare a vedere dove nessuno ha mai spinto lo sguardo. L'antimafia deve tornare ad essere un servizio, non una carriera. Sono consapevole della responsabilità che tutti ci assumiamo varando, proprio in questi giorni, la Commissione antimafia siciliana. Le notizie di queste ore proiettano un'ombra su molte vicende recenti e ci chiedono di riconsiderare sotto una luce diversa fatti, storie, carriere. Una ragione in più per considerare questa Commissione anzitutto un concreto strumento di lavoro". "Infine - conclude il neopresidente - sono contento di poter mettere a disposizione di questa commissione trentacinque anni di impegno professionale e politico. Sono certo che sapremo lavorare bene, e insieme, in un impegno istituzionale che non sarà di parte ma di tutti".

A chiedere l'insediamento della commissione durante la seduta era stato proprio il capogruppo del Pd, Giuseppe Lupo. "Bisogna insediare subito la commissione Antimafia - ha detto - è importante che l'Assemblea sia rappresentata anche dal punto di vista istituzionale sul terreno del contrasto alla mafia". Anche Nicola D’Agostino, capogruppo di Sicilia Futura era intervenuto con una nota poco prima dell'inizio della seduta: "È necessario che la Commissione venga dotata subito degli organi dirigenti, ed in particolare della presidenza, e che sia governata secondo criteri di rigorosità ed imparzialità. Claudio Fava è per esperienza parlamentare certamente la figura più indicata per questo ruolo". A elezioni avvenuta, Lupo e Luisa Lantieri hanno commentato: "L’elezione di Claudio Fava alla guida  della commissione Antimafia è un bel segnale  da parte dell’Assemblea regionale Siciliana. Adesso bisogna mettersi al lavoro e sfruttare a pieno anche le nuove competenze che la commissione ha sul terreno della corruzione oltre che su quello di indagine parlamentare sulla mafia e sulla criminalità organizzata".

La commissione di Inchiesta e vigilanza sul fenomeno della mafia e della corruzione in Sicilia è formata da Antonino De Luca e Roberta Schillaci (M5S), Rossana Cannata e Stefano Pellegrino (Forza Italia), Giuseppe Lupo e Luisa Lantieri (Pd), Giorgio Assenza (Db), Carmelo Pullara (Autonomisti e popolari), Margherita La Rocca Ruvolo (Udc), Gaetano Galvagno (Fdi), Nicola D’Agostino (Sicilia Futura) e Claudio Fava (gruppo Misto).

In apertura di seduta, con una procedura "irrituale", tra l'altro, Miccichè ha saltato una delle parti più "formali" del regolamento parlamentare che prevede, all'inizio dei lavori, la lettura del verbale della seduta precedente da parte di un componente del consiglio di Presidenza. "Il verbale di oggi è lungo settanta pagine - ha detto Miccichè - non possiamo stare qui a leggere settanta pagine! Lo lasciamo in aula a disposizione dei deputati che possono leggerlo e se non viene posto alcun rilievo lo approviamo a fine seduta". Micciché ha quindi chiesto se vi fosse obiezione da parte dei parlamentari presenti, ricevendo l'assenso dell'aula. Continua dunque la "battaglia" di Miccichè per lo snellimento e la semplificazione di alcune norme del regolamento parlamentare, uno dei pallini del presidente dell'Ars fin dal suo insediamento sullo scranno più alto di Sala d'Ercole.


il 16 Maggio 2018 - 17:24