La raffineria di Augusta agli algerini Sindacati sul piede di guerra


il 29 Maggio 2018 - 18:01

Siracusa

La raffineria di Augusta agli algerini
Sindacati sul piede di guerra

L'allarme: "Modello industriale in decomposizione".

SIRACUSA - “Subito una cabina di regia istituzionale o sciopero generale con il blocco della città dal centro alla sede della Prefettura”. I sindacati della provincia di Siracusa sono sul piede di guerra. Sul tavolo c'è la questione che ritengono “non più rinviabile” della crisi del polo industriale Priolo-Melilli-Augusta-Siracusa. La vendita, annunciata venti giorni fa, della storica raffineria Esso agli algerini di Sonatrach - senza che parti sociali, associazioni di categoria, ma nemmeno i governi nazionale e regionale siano stati coinvolti - è stata la goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo. “Un modello industriale in decomposizione - ha denunciato la triplice sindacale stamattina in una conferenza stampa - senza che nessuno intervenga”.

I segretari generali Roberto Alosi (Cgil), Paolo Sanzaro (Cisl) e Stefano Munafà (Uil) hanno annunciato unitariamente l’avvio della mobilitazione. I segnali del disfacimento, oltre al “metodo carbonaro” con cui si sarebbe giunti alla vendita della storica raffineria Esso, sarebbero i seguenti: il sistema degli appalti costantemente al ribasso, con deficit per la sicurezza (due incidenti rilevanti nell’ultimo mese), la mancanza di progetti di rigenerazione e bonifiche, l’assenza di investimenti che facciano pensare al potenziamento dell’esistente, sia per l’occupazione interna agli stabilimenti sia per l’indotto.

Da settimane ne sono nate assemblee di fabbrica con Rsu e Rsa, fino al culmine di oggi: sei punti attorno cui riunire sindaci, candidati sindaco, governi regionale e nazionale, con il prefetto Giuseppe Castaldo alla cabina di regia, per reagire “allo sbandamento” attuale. Pena: sciopero generale e manifestazione a Siracusa da corso Gelone alla sede della prefettura a Ortigia. Per Paolo Sanzaro, segretario Cisl, “la preoccupazione è nella teoria del carciofo: si perdono costantemente pezzi di zona industriale senza che nessuno intervenga”. E ancora: “Il ruolo di Confindustria non è sufficiente a dirimere i conflitti con piccole e grandi aziende”. Tra le richieste: interventi di ammodernamento tecnologico e di nuovi impianti di produzione che consentano di reggere la concorrenza internazionale; un protocollo sugli appalti fermando la guerra al ribasso; la tutela della sicurezza e della salute; una politica di risanamento, considerato che bonifiche e adeguamento tecnologico degli impianti “potrebbero rappresentare un’occasione di sviluppo e lavoro”.

Nel documento c’è soprattutto l’annuncio della mobilitazione verso lo sciopero generale se non ci saranno segnali immediati almeno sulla costituzione di una cabina di regia in Prefettura che preveda la presenza anche dei governi nazionale e regionale “per fermare l’inesorabile declino dell’area industriale siracusana”.


il 29 Maggio 2018 - 18:01