Piersanti, la dimenticanza Ma io ringrazio Conte


il 10 Giugno 2018 - 07:00

Semaforo russo

Piersanti, la dimenticanza
Ma io ringrazio Conte

Quando non tutti i mali vengono per nuocere.

Non ci si scandalizzi se voglio ringraziare il premier Giuseppe Conte. Sì, perché davvero non tutti i mali vengono per nuocere e magari oggi, dopo quella ormai famigerata "dimenticanza", molti giovani hanno avuto l'occasione di sentir parlare dell'innominato “congiunto” del Capo dello Stato. In fondo chi era costui, chi era Piersanti Mattarella? Chi, specialmente tra i ragazzi delle scuole medie, professionali e dei licei, qui, in Piemonte, in Trentino o nel Veneto conosce la storia di questo anomalo presidente della Regione Siciliana ucciso da un intreccio perverso di mafia, politica collusa e terrorismo?

Ne sapevamo poco noi siciliani, almeno fino a quel tragico 6 gennaio del 1980, e forse anche dopo. Mio padre era in servizio presso il famoso gruppo ispettivo della Regione posto da Piersanti, non a caso, alle proprie dirette dipendenze. Papà ormai non c'è più e non potrò mai dimenticare il suo volto alla notizia dell'uccisione di Mattarella. Eravamo a tavola in un giorno di festa e stavamo guardando la tv, io ancora lontano dalla politica ma improvvisamente e brutalmente consapevole della gravità immensa di quanto appena accaduto in via Libertà.

Diventò bianco e per lunghi minuti non disse una parola. Mia madre s'impressionò, era già un cardiopatico serio e non c'era da scherzare. Ricollegai, poi, i suoi silenzi, le espressioni preoccupate quando tornava a casa dagli uffici di Palazzo d'Orleans. Chissà cosa aveva sentito, visto e quindi scritto mio padre nei suoi rapporti al presidente. Sono trascorsi 38 anni e ancora non abbiamo raggiunto processualmente la verità piena su mandanti ed esecutori e certamente molteplici furono le cause e le complicità che portarono all'assassinio di Mattarella.

Lui era destinato alla politica nazionale, sarebbe stato il naturale successore di Aldo Moro per la sua straordinaria intelligenza e lungimiranza politica. Aveva cominciato parecchi anni prima, da deputato e assessore regionale, a dare inequivocabili e concreti segnali (con leggi e atti amministrativi) di una volontà di cambiamento all'interno della politica e delle istituzioni per affrancare la pubblica amministrazione regionale e degli enti locali dai tentacoli velenosi di Cosa Nostra infiltratasi in ogni settore, purtroppo allora maggiormente permeabili di adesso, del mondo politico, economico e sociale dell'Isola. Insomma, in parecchi potevano desiderare la sua uscita di scena secondo una coincidenza finale di diversi interessi politici e criminali a monte.

Aveva in mente una rivoluzione globale, piuttosto in solitudine, in un momento oscuro della storia siciliana e repubblicana iniziando dal suo stesso partito d'appartenenza, la Dc, in Sicilia ostaggio del malefico potere andreottiano-limiano- cianciminiano che lo vedeva come fumo negli occhi. Noi dobbiamo tanto, tantissimo a Piersanti, da siciliani e da italiani. Un presidente della Regione che non ha avuto degni successori, anzi, ne ha avuto qualcuno indegno. Ecco perché ringrazio il professor Conte, per avercelo fatto ricordare - ironia della vita - con una dimenticanza.

 


il 10 Giugno 2018 - 07:00