Il Palazzo si svegli La Sicilia sta male


il 24 Giugno 2018 - 06:35

Semaforo russo

Il Palazzo si svegli
La Sicilia sta male

Alla Regione le cose non vanno per niente bene. Allora...

Che sta succedendo alla Regione? Non è facile rispondere, ma le cose non vanno per niente bene. Solo qualche giorno fa, infatti, il presidente Nello Musumeci attraverso un video ha avvertito i suoi di cambiare musica oppure tutti a casa. In pratica, troppo spesso il governo non riesce a superare le forche caudine del voto d'aula su provvedimenti ritenuti fondamentali sulla via delle riforme tracciata ancora unicamente sulla carta e a matita. Evidentemente la maggioranza è certamente risicatissima (36 seggi su 70) e al contempo assai divisa, ed è un grosso guaio.

Basta il mal di pancia di un onorevole (ci siamo capiti) e si va sotto, se il mal di pancia becca più onorevoli è una Caporetto. La sortita di Musumeci a moltissimi deputati regionali non è piaciuta e un po' di agitazione, ci possiamo scommettere, l'avrà prodotta perché nuove elezioni decreterebbero la bocciatura di buona parte di costoro. Andiamo, però, al dunque. Nel caso le fibrillazioni parlamentari dovessero continuare, consacrando l'assenza permanente di una maggioranza e l'assoluta improduttività dell'Assemblea regionale, le strade percorribili al netto delle chiacchiere sono tre.


La prima, vivacchiare lucrando laute indennità alle e sulle spalle dei siciliani, sport in cui i notabili del potere siculo sono campioni olimpionici plurimedagliati; la seconda, le dimissioni del presidente Musumeci a quel punto indisponibile a farsi cuocere a fuoco lento con la conseguente chiusura anticipata della legislatura; la terza, condividere un programma di riforme, magari minime ma portate fino in fondo, con le opposizioni, in particolare con il Movimento 5 Stelle che dall'inizio ha voluto assumere un atteggiamento costruttivo, senza rinunciare a contrastare la Giunta regionale dove e quando occorra, valutando l'azione governativa provvedimento per provvedimento (così hanno detto all'indomani del voto) e formulando proposte (vedi il recente disegno di legge pentastellato sui rifiuti).

Pure i democratici del PD dovrebbero farci un pensierino, in fondo parecchi dei problemi con cui da tempo facciamo quotidianamente i conti riguardano anche loro avendo amministrato a lungo. Sono molteplici le ragioni che spingerebbero verso la terza soluzione. La principale, le drammatiche condizioni in cui marcisce la Sicilia dal punto di vista economico e sociale che impongono responsabili risposte immediate.

Si è già scherzato abbastanza negli anni con i bisogni mortificati e i diritti negati, con la vecchia politica delle spartizioni di poltrone e prebende, con le logiche partitocratiche e del cambio casacca a convenienza. La Sicilia ha una necessità vitale di riforme e di governo e un ritorno alle urne, da non demonizzare, anzi, auspicabile al posto di vivacchiare se gli eventi rivelassero una mancanza di alternative, comporterebbe un ulteriore ritardo nell'affrontare le vaste questioni irrisolte, dai rifiuti alla sanità, dalle infrastrutture alla formazione, dall'acqua alla pubblica amministrazione e via discorrendo, tuttora sul tappeto.

Non è possibile - e qui sono tra coloro che condividono l'avvertimento lanciato dal governatore poco importando, adesso, le innegabili e consistenti contraddizioni che caratterizzavano la sua coalizione al momento delle elezioni - rimanere prigionieri di dinamiche interne alla casta, degli interessi personali, di corrente, lobby e consorterie elettorali. E' ai 2.600.000 astensionisti (una cifra spaventosa) che le forze politiche devono guardare al di là del proprio elettorato, e c'è un solo modo per tentare di riconquistarli, per riconquistare la fiducia dei giovani in fuga, delle famiglie boccheggianti e delle imprese agonizzanti: fare le cose che servono, indipendentemente da distintivi e schieramenti, seppure nel sacrosanto rispetto dei ruoli. I siciliani, abitanti della regione tra le ultime d'Europa, chiedono alla politica e alle istituzioni ormai soltanto una cosa: fare ciò che serve, e in fretta. Il resto, puoi vestirlo di belle giustificazioni e di sofisticati ragionamenti, rimane uno sporco affare "di Palazzo".


il 24 Giugno 2018 - 06:35