Riscossione tra denunce e nomine Gelardi al posto di Fiumefreddo


il 15 Settembre 2017 - 17:20

L'azienda regionale

Riscossione tra denunce e nomine
Gelardi al posto di Fiumefreddo

In attesa di ricostituire il cda, scelto il nuovo amministratore. Archiviato il caso dei “favori” a Musumeci, D’Asero e Nicotra.

PALERMO - Aggiornamento 18.59 Durante la giunta si è discusso degli incarichi di dirigente generale. Ed è emerso il "caso" di una presunta incompatibilità del neo direttore del dipartimento Lavoro, Sergio Gelardi. Così alla fine, sarà proprio quest'ultimo ad andare quasi certamente alla guida di Riscossione Sicilia e non, come avevamo detto in un primo momento, la dirigente Maria Cristina Stimolo che ha recentemente preso il posto proprio di Gelardi al Turismo.

Il "caso" Riscossione

La notizia aveva fatto il giro delle televisioni nazionali. Come riportato anche nella richiesta di archiviazione del pubblico ministero di Catania, Fabio Regolo, la vicenda aveva preso il via dalle “dichiarazioni rese ad organi di stampa dall’avvocato Antonino Fiumefreddo, nella sua qualità di presidente di Riscossione Sicilia spa”. Le ombre, in quel caso, si allungarono su nove dipendenti della società e su tre deputati regionali. I primi, infatti, avrebbero garantito a Nello Musumeci, Nino D’Asero e Pippo Nicotra, alcuni “vantaggi fiscali”. Ma i dipendenti Gaetano Romano e Antonella Anello, l'operatore Giovanni Musmeci, e gli agenti Maria Letizia Idonea, Ermanno Sorce, Maria Letizia Sapuppo, Salvatore Torrisi, Maria Grazia Furnari, e Giuseppa Giarratana, secondo il pm, hanno operato in maniera legittima e corretta. "Non vi è stato alcun trattamento di favore", si legge nella richiesta di archiviazione accolta dal Gip Loredana Pezzino.

Dopo lo scandalo, l'archiviazione

Eppure, quella storia aveva avuto un’eco enorme. Allungando sospetti anche nei confronti degli stessi deputati regionali. Uno di loro, Musumeci, è oggi in corsa anche per la presidenza della Regione. “Le indagini confermano che non ci sono più zone franche per nessuno” diceva in quei giorni Fiumefreddo che sottolineava “l'azione di uguaglianza, pulizia e giustizia che stiamo portando avanti con Riscossione in Sicilia, rendendo un servizio dovuto ai cittadini che si sacrificano per compiere il loro dovere. La sporcizia va denunciata e le cose vanno cambiate se si vuole bene a questa terra”. Notizie di fronte alle quali Musumeci reagì molto duramente, anche con un intervento in Aula in cui ha parlato di "mafia dell'antimafia". Parole alle quali ribatterono con altrettanta durezza Crocetta e Fiumefreddo.

Dopo l’archiviazione, l’ormai ex amministratore unico di Riscossione ha comunque espresso “soddisfazione e rispetto per la decisione del Gip di Catania che ha ritenuto, su conforme richiesta del Pm, irrilevante penalmente la condotta dei dipendenti di Riscossione in relazione alla trattazione di alcune procedure intestate a deputati regionali. Restano – ha proseguito Fiumefreddo - le irregolarità amministrative per le quali si procederà in sede disciplinare". Ma chi porterà avanti le eventuali azioni disciplinari?

Gelardi al posto di Fiumefreddo 

Nel frattempo, infatti, sono arrivate le dimissioni dello stesso Fiumefreddo. E proprio in queste ore la giunta ha scelto il suo successore: si tratta di Sergio Gelardi, recentemente nominato dirigente generale del Lavoro. Ma proprio nel corso della giunta di oggi sarebbe emersa una presunta incompatibilità: così, alla fine Gelardi andrà alla guida dell'azienda delle tasse. “Noi – dice Fiumefreddo a Livesicilia – abbiamo avviato quei procedimenti disciplinari. All’azienda spetterà il compito di portarli avanti”. Ma come detto, presto in azienda cambieranno molte cose.

A cominciare, appunto, dall’amministratore unico. La legge approvata dall’Ars in estate, infatti, chiudeva le porte a un eventuale rientro di Fiumefreddo e allo stesso tempo disponeva la ricostituzione del consiglio di amministrazione.

Verso un nuovo cda

Oggi la giunta ha nominato la nuova guida, come detto. Ma si potrebbe trattare di un fatto temporaneo. Per la nomina del nuovo cda, infatti, è necessaria una modifica dello Statuto. Un’operazione che necessita di qualche giorno anche per la convocazione dell’assemblea dei soci. Tra questi, seppur in rappresentanza di una quota residuale della società, c’è anche Equitalia. Tutto potrebbe avvenire nei prossimi giorni. Ma bisogna far presto: il decreto presidenziale per la convocazione dei comizi elettorali deve essere pubblicato 45 giorni prima della data delle elezioni, previste per il 5 novembre. In pratica, la pubblicazione dovrà avvenire entro la prossima settimana. Da quel momento, per il governo sarà possibile nominare, in caso di cessazione degli incarichi o di dimissioni, solo dei commissari.

Il ruolo di Fiumefreddo

Arriverà quindi il cda, così come previsto dalla legge dell’Ars approvata in estate. Quella con la quale, di fatto, i deputati hanno chiesto “la testa” di Fiumefreddo, da tempo in polemica (liti sfociate anche in cause giudiziarie) con l’Assemblea regionale. Ma anche la “gestione” del dopo è densa di dubbi. Sollevati dall’interno dell’azienda, dove alcuni lavoratori ritengono che Fiumefreddo abbia ricoperto, in sostanza, abusivamente il ruolo di amministratore unico. Secondo quella legge, infatti, richiamata anche in un verbale dell’assemblea dei soci, dalla data di entrata in vigore della legge, il cosiddetto “collegato” alla Finanziaria, “la società Riscossione Sicilia S.p.A. è gestita da un Consiglio di amministrazione di tre componenti nominati dal Governo regionale previo parere della Commissione Affari Istituzionali dell'Assemblea regionale siciliana”. Quella stessa norma prevede che “l'incarico di componente del Consiglio di amministrazione non può essere conferito a coloro i quali abbiano svolto, nei cinque anni antecedenti, funzioni e compiti di amministratore”. Passaggi che, secondo alcuni dipendenti di Riscossione, così come riportato anche nel verbale dell’Assemblea dei soci, si sarebbero tradotti con la decadenza automatica di Fiumefreddo che invece ha deciso di dimettersi pochi giorni fa: “E’ ovvio – spiega l’avvocato catanese – che io sono rimasto in carica in regime di prorogatio. Il cda può essere ricostituito solo tramite modifica dello Statuto ed è un compito che spetta all’Assemblea dei soci. Mi sono dimesso per questioni di stile: quella legge non imponeva affatto la mia decadenza”. Ma intanto il governo ha voltato pagina: ecco il nuovo amministratore, Sergio Gelardi. E presto, un nuovo cda. Nuove poltrone da assegnare a pochi giorni dalle elezioni.


il 15 Settembre 2017 - 17:20