L'imprenditore arrestato nomina Ingroia difensore


01 Febbraio 2018 - 14:22

MAFIA

L'imprenditore arrestato
nomina Ingroia difensore

L'ex magistrato, lasciata la toga, esercita la professione di avvocato.

PALERMO - L'imprenditore Benedetto Bacchi, arrestato oggi per concorso in associazione mafiosa e riciclaggio, ha nominato come suo legale l'ex magistrato Antonio Ingroia che, lasciata la toga, esercita la professione di avvocato. Bacchi, secondo gli inquirenti, aveva stretto un accordo con le famiglie mafiose palermitane che gli avevano fatto acquisire una posizione di monopolio nel settore dei giochi e delle scommesse in cambio di diverse centinaia di migliaia di euro. "Per questo - ha spiegato l'aggiunto Salvo De Luca, che ha coordinato l'inchiesta - nell'indagine contestiamo il reato di concorrenza sleale mediante minaccia".

"La mafia non si è fatta imprenditrice, - ha spiegato - si è limitata a mettere il brand. Bacchi poteva dire di avere cosa nostra dietro. In realtà solo in un caso si è fatta chiudere una agenzia intestata a due fratelli, negli altri casi non c'era neppure bisogno delle pressioni mafiose. Si sapeva che il settore era di Bacchi". Dall'indagine emerge anche che Bacchi operava senza concessioni violando la normativa europea ed italiana sui giochi e le scommesse e incassava denaro contante, contrariamente a quanto prevede la legge che impone pagamenti elettronici e vieta i cash. Scoperta anche una colossale elusione fiscale. Copia dell'ordinanza di custodia cautelare a carico di Bacchi sarà trasmessa ai Monopoli e dogane e all'agenzia delle entrate. Bacchi dichiarava redditi risibili. Nel 2015 ha sostenuto di aver guadagnato 150 mila euro lordi, secondo gli inquirenti ne ricavava almeno un milione al mese.

Il Codacons intanto ha conferito mandato all'avvocato Patrizia Palazzolo, dirigente dell'ufficio legale, per costituirsi parte offesa nell'inchiesta della Dda di Palermo. "Abbiamo deciso di costituirci nell'inchiesta in rappresentanza della collettività - spiega il Codacons - E' di tutta evidenza che i reati contestati sono tali da arrecare un danno ad una moltitudine di soggetti, sia pubblici che privati, configurandosi tra le altre fattispecie la possibile truffa ai danni dello Stato. La rete di agenzie di scommesse abusive contestata dalla Dda investe poi direttamente gli utenti, ignari dei giri illeciti dei soldi che si celano dietro il settore dei giochi. Per tale motivo, considerata l'importanza dell'inchiesta, abbiamo deciso di costituirci parte offesa in rappresentanza della collettività sempre più lesa dalle associazioni di stampo mafioso".


01 Febbraio 2018 - 14:22