Disabili, se le barriere sono create noi


il 06 Ottobre 2018 - 13:21

Manovra a Tinaglia

Disabili, se le barriere
sono create noi

Una celebre vicenda di cronaca e qualche riflessione a margine.

E’ sicuramente un mio limite, ma c’è una cosa che non sono riuscito a capire, leggendo i vari articoli di stampa sulla vicenda, di qualche tempo fa, del ragazzino che ha picchiato il suo compagno affetto da autismo. Lo ha picchiato perché disabile, o lo ha picchiato e basta?

Nel primo caso, la vicenda merita di sicuro una ponderata riflessione. Nel secondo caso, non la trovo affatto appassionante. Possiamo parlarne quanto vogliamo, trattandosi di un episodio pur sempre censurabile, ma lasciando in pace il tema della disabilità.

C’è, ci sarebbe, a dire il vero, un’altra ipotesi che prospetto solo perché non mi sono chiari i termini della vicenda, e neppure il grado di disabilità del ragazzo. Il compagno potrebbe averlo picchiato pur sapendo che era autistico. Il che, però, non vuol dire necessariamente che abbia voluto approfittarne. Potrebbe averlo ritenuto un dettaglio del tutto trascurabile, marginale, addirittura inesistente rispetto alle ragioni della lite, le sole che per lui contavano. Insomma, qualcosa di molto simile ad una semplice scazzottata tra coetanei, in condizioni di parità. Se ci pensiamo, questo sarebbe indice di accettazione della diversità, anzi, di un vero e proprio azzeramento del concetto stesso di diversità.

Ripeto, non conosco i dettagli. In queste condizioni però, mi assale il dubbio che a volte siamo proprio noi a creare le barriere, esaltando forse impropriamente (ho detto forse) aspetti, come l’autismo del ragazzo, che poco o nulla potrebbero entrarci con la genesi della vicenda, la sua dinamica ed il suo nucleo essenziale.

Chiudo: ho letto che il consiglio straordinario di classe ha inflitto allo studente la “punizione” di doversi prendere cura di un disabile per 15 giorni. Credo che occuparsi di un disabile è cosa che dovrebbe essere fatta con gioia (sempre che non rappresenti un tratto costante di una esistenza). In ogni caso, e comunque, dovrebbe essere il frutto di una autonoma scelta- compiuta con consapevolezza, magari anche sollecitata. Farne una “punizione”, è operazione che mi desta qualche perplessità. Non vorrei che allontanasse definitivamente “il reo”, da ogni empatia verso i disabili. Il rischio, a mio avviso, c’è.


il 06 Ottobre 2018 - 13:21