Scusi, il reddito di cittadinanza? In fila per il lavoro che non c'è


il 11 Ottobre 2018 - 06:04

Palermo

Scusi, il reddito di cittadinanza?
In fila per il lavoro che non c'è

Come funzionano i Centri per l'impiego? Viaggio in una mattina di sogni e difficoltà FOTOGALLERY

PALERMO -
“In 15 anni mai ricevuta una proposta, abbiamo smesso di sperarci e siamo andati a lavorare fuori. Qui non c’è speranza”. Basta una mattina trascorsa al Centro per l’impiego di Palermo, in via Praga, per sentire storie come questa. I battenti aprono alle 9, ma i cittadini in cerca di un’occupazione presidiano l'esterno del Centro già di notte. Vincenzo è arrivato alle 5 della mattina; dopo tre giorni di tentativi, non è ancora riuscito a fare la Dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro (DID). Il suo 63esimo posto nella lista d’attesa fa capire che non è lui il più mattiniero. “Devi stare attento anche dopo averlo preso, il numero, perché alle 13 prima di chiudere loro fanno un appello e se non ci sei ti cancellano”.

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“Loro” sono i dipendenti del front office, che ogni giorno devono soddisfare, nei limiti, le richieste di un fiume in piena di utenti. Molti arrivano con le idee piuttosto chiare: l’intenzione è di chiedere il tanto agognato reddito di cittadinanza, sul quale ancora il governo nazionale non si è nemmeno pronunciato ufficialmente, ma che già tiene banco nei Centri per l’impiego di tutta Italia. “Questi discorsi sul reddito sono ridicoli – taglia corto Vincenzo –, vorrei solo lavorare”.

E vorrebbero lavorare anche i tanti over 40 che si sono ritrovati disoccupati per la prima volta. In via Praga arrivano con tante domande, soprattutto sul reddito di cittadinanza, ma principalmente con una speranza: che le tre proposte di lavoro di cui accettarne una, requisito per ricevere il reddito di cittadinanza, quantomeno arrivino davvero.

I Centri per l’impiego, 501 in tutta Italia e 64 in Sicilia, hanno sostituito gli Uffici collocamento nella gestione del mercato del lavoro a livello locale. Con l’avvento dei Centri, sono cambiati anche i compiti della pubblica amministrazione: prima un Ufficio collocamento era in grado, tra le varie mansioni, di trovare una collocazione lavorativa al cittadino; ora invece, un Centro per l’impiego può fornire servizi di orientamento, aiutare i cittadini nella gestione di pratiche burocratiche, gestire banche dati, rilasciare certificati e stipulare convenzioni (anche tra settore pubblico e privato) per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.

Con il proprio codice fiscale e un documento di identità, chiunque può presentarsi al Centro per l'Impiego di riferimento in base al domicilio e quindi iscriversi, rilasciando una dichiarazione che ne attesta lo stato occupazionale e la disponibilità a lavorare. Nell'area cittadina di Palermo, il solo Centro per l'impiego è quello di via Praga. Attualmente sono “ospiti” della struttura anche gli uffici del Centro di Monreale, in attesa della ristrutturazione della sede.

Secondo la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, su 137 mila siciliani che ogni anno accedono alla disoccupazione (NASPI), ben 85 mila di questi al quinto mese continuano ancora a percepire il sussidio. Questa platea, dunque, potrebbe beneficiare dell’assegno di ricollocazione e, in prospettiva, dell’annunciato reddito di cittadinanza a partire dal 2019.

Ma ci sono alcune distinzioni da fare: “Noi non siamo più l’Ufficio collocamento da anni – spiega il direttore generale del Centro per l’impiego di Palermo, Felice Crescente –. Gli unici che collochiamo sono i disabili e i forestali. A tutti gli altri cittadini noi piuttosto rendiamo servizi per l’impiego”. La Dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro è parte di un percorso, una “radiografia” del lavoratore che il Centro per l’impiego carica online e della quale si serve per offrire al lavoratore delle attività propedeutiche. “L’accezione comune però – osserva Crescente – è ancora quella di Ufficio collocamento… Noi non collochiamo nessuno”.

Aspetti positivi, tra cui un buon sistema informatico che scambia dati direttamente col ministero del Lavoro, ma anche delicate criticità. La settimana scorsa Crescente ha incontrato i sindacati dei dipendenti, per affrontare una questione tutta siciliana: la riorganizzazione della forza lavoro. “Siamo tanti, vero, ma quello che spesso i giornali non dicono è che la Regione Siciliana deve sopperire anche alle funzioni che nelle altre regioni sono ministeriali”, puntualizza Crescente.

“Occorre, in ogni caso, la riqualificazione: abbiamo computer nuovi e una potente rete informatica interna, e anche dipendenti che gestiscono situazioni complesse. Molti hanno la laurea, ma non le qualifiche richieste”. In effetti, stando ai dati della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, in Sicilia opera il maggior numero di addetti ai servizi pubblici per il lavoro: sono 1.737 su 7.934 operatori, poco meno del 22% del personale operativo nei Centri per l’impiego di tutto il nostro Paese. L'attività della rete pubblica, tuttavia, si focalizza sulla gestione dei disoccupati e non ha alcun contatto strutturato con la domanda di lavoro delle aziende locali, anziché promuovere l'incontro fra domanda e offerta di lavoro.

“Quello che manca è un punto di raccordo fondamentale: la sinergia con le agenzie per l’impiego private”. Le agenzie sono una strada sempre più battuta dalle aziende per cercare nuova forza lavoro, e di recente hanno arricchito la gamma di servizi a disposizione degli imprenditori: il passo in più, spiega il direttore, è quello di individuare figure professionali che le aziende non cercano ancora, ma di cui potrebbero avere bisogno in futuro. “Questa corrispondenza tra noi e loro sarebbe molto utile – commenta il direttore del Centro –. Dal canto nostro, in linea sperimentale, stiamo avviando degli incontri con gli istituti tecnici industriali per instradare gli studenti già dalle scuole superiori. Tutto questo però solo se il mercato cresce. Dev’essere chiaro che noi non produciamo posti di lavoro”.

Tra i vantaggi per gli utenti all'orizzonte, Crescente annovera la facilitazione e lo snellimento delle procedure, migliorando i servizi online con banche dati e aumentando il personale al front office. Ai cittadini capita quotidianamente che banche e altri erogatori di servizi chiedano loro di fornire documenti reperibili solo al Centro per l’impiego. Così, la gente è costretta a fare la fila. “Predisporremo una banca dati – anticipa il direttore – alla quale l’utente potrà accedere per trovare il riepilogo della propria situazione e anche i documenti di cui ha bisogno. Abbiamo calcolato che, così facendo, circa il 30 per cento dell’utenza agli sportelli potrebbe calare”.

Eppure la criticità in cima alla lista è quella del lavoro che, dati alla mano, sembra proprio non esserci. Crescente però replica con i suoi, di dati: “Ce n’è uno significativo: in Sicilia circa il 20 per cento dei tirocini poi sbocca in opportunità lavorative concrete. Spesso e volentieri, dato che non offriamo posti, ci facciamo ente promotore di tirocini e attività di approccio al mondo del lavoro”.

Il reddito di cittadinanza prima o poi sarà il pane quotidiano dei dipendenti del Centro per l’impiego di Palermo, e gli uffici si stanno preparando. “Ma la questione più complessa – risponde Crescente – sarà quella della platea: se, come sembra, il reddito andrà a creare una platea del 10 per cento della popolazione attiva, cioè in Italia 9 o 10 milioni di lavoratori, a Palermo ci aspettiamo una platea che va da 40 a 60 mila potenziali destinatari. Parliamo di gente che si trova in uno stato di crisi esistenziale e già da oggi viene allo sportello chiedendo il reddito. 250 persone al giorno per un anno, a ognuna delle quali fornire tre proposte di lavoro? Di cosa parliamo?”.

In Sicilia, la natura delle proposte di lavoro è un aspetto che aggrava la situazione, già ben inquadrata dal direttore: “Le tre alternative dovrebbero comprendere una proposta formativa, ma la formazione è o fallita o in stand by, e una proposta di lavori sociali, ma il governo dovrà studiare bene come impiegare attivamente i molti giardinieri, spazzini e altri che sarebbero disseminati per Palermo”. “Dobbiamo avere proposte reali – conclude Crescente – i cittadini non vogliono solo l’assegno, vogliono lavorare. Questi soldi sono un investimento per tutta l’Italia, parliamo di 2,5 punti di PIL complessivi. Ma se deve servire come ulteriore sussidio senza che il Paese riparta, trovare il capro espiatorio nei Centri per l’impiego non serve a niente”.


il 11 Ottobre 2018 - 06:04