Giovani con la valigia in mano "In Sicilia non cresce mai niente"


il 17 Dicembre 2018 - 11:10

Le storie

Giovani con la valigia in mano
"In Sicilia non cresce mai niente"

Perchè sono andati via. Guarda il video sul Natale visto dai siciliani che tornano dall'estero

PALERMO – “È in corso una ‘strage generazionale’: decine di migliaia di giovani abbandonano annualmente la Sicilia ritenendola una terra senza futuro. Diplomati e laureati, il meglio delle nuove generazioni alle quali dovremmo affidare le possibilità di sviluppo, dopo esser stati educati e formati in Sicilia, con grandi sacrifici per le famiglie, affidano le speranze di lavoro all'emigrazione senza ritorno”. Le parole della nota di aggiornamento del Def regionale non sono una novità, ma fanno male comunque. Il documento rispecchia lo stato di salute e di attrattività di una Sicilia sempre più povera e vecchia. Il governatore Nello Musumeci ha spesso ammesso di non riuscire a contenere l’emorragia, e i giovani dell’Isola continuano a partire per motivi ‘uguali e diversi’.

Guarda il video dei siciliani di ritorno dall'estero per le vacanze di Natale.

Un sistema che fa cortocircuito. E se racconti le singole storie, la sensazione di smarrimento è palese. Eccone alcune. Giuseppe Buda De Cesare, 28 anni, di Palermo, è un dottorando di ricerca ‘Marie Curie’ nel campo della micologia medica all’università di Aberdeen, in Scozia. Una laurea triennale e una specialistica a Palermo non sono bastate a trattenerlo in terra siciliana. “Perché me ne sono andato? C’è un sistema che vanta ricercatori veramente bravi ma che non hanno fondi – spiega –. È un po’ un circolo vizioso per cui oggi non puoi permetterti l’acquisto di un macchinario, domani l’assunzione di una persona valida… E poi si è pagati una miseria. In Scozia invece si fa ricerca molto più ‘vera’, cioè con libertà nelle decisioni, facoltà di spaziare, possibilità reali di ottenere fondi, e rapporti gerarchici molto meno asfissianti”.

Giuseppe è un ‘prodotto’ tutto siciliano, “e il fatto che sia dovuto andar via è un peccato – dice –. In Sicilia molti ambiti della ricerca sono migliori che altrove, purtroppo il sistema distrugge tutto. Al momento non vorrei tornare”.

La Sicilia non sta al passo con le evoluzioni dei mercati. Marcella Di Simone e Luca Bagnasco, palermitani di 27 e 26 anni, ne sono due esempi quasi speculari. Marcella è laureata in mediazione linguistica a Palermo e vincitrice di una borsa di studio per un master in marketing e management in Piemonte; Luca è laureato in scienze statistiche. In comune hanno la determinazione a voler lavorare nel proprio campo senza compromessi, e l’impossibilità di farlo a casa loro come sognavano.

“Durante l’università ho lavorato per circa tre anni – racconta Marcella – ma non ho mai avuto un contratto vero e proprio, soltanto di collaboratore volontario quindi quasi gratis. Poi però alcuni contatti con varie startup, e un’esperienza in Repubblica Ceca dopo la laurea, mi hanno aperto gli occhi su ciò che avrei voluto fare nella vita: uscire dalla mia ‘comfort zone’ e specializzarmi in marketing e comunicazione”. Una scelta nata dal confronto con ragazzi di altre nazionalità, a volte anche più piccoli: “Erano coinvolti in progetti all’estero già da giovanissimi – osserva Marcella – e in contatto con le aziende per iniziare degli stage già mentre studiavano. Non tutti hanno queste possibilità, soprattutto a Palermo, una città che ha voglia di risollevarsi ma non ha voglia di cambiare nulla. Adesso vivo a Milano, dove lavoro come digital e social media marketing specialist in un’agenzia di comunicazione ed eventi. Per me questa è la dimensione ideale”.

Sicilia beffarda anche con Luca, che nell’Isola non è mai riuscito a fare esperienza. “Ho guardato un po’ in giro, ho mandato cv, ma tutti cercavano persone con esperienza. A me, un laureando, avrebbero solo potuto offrire stage non pagati o a un massimo di 200€ al mese”. Così, destinazione Milano anche per lui: “Ho fatto un paio di colloqui in una settimana, e un’azienda nazionale di telecomunicazioni mi ha offerto uno stage di sei mesi a 800€ più buoni pasto. Ho accettato. Sono qui da luglio e in questi mesi sono cresciuto tantissimo, con ottime probabilità di avere un contratto ‘normale’. Ma nella mia Palermo, per esempio, il reparto in cui lavoro nemmeno c’è…”.

Ci sono anche coloro che hanno scelto una strada diversa dagli studi. Silvestro Cassetta ha 27 anni e vive a Londra, dove lavora in un ristorante ma soprattutto fa il DJ. “La musica mi ha sempre appassionato, ma ho capito che in Sicilia non avrei potuto fare musica, e questo l'ho notato per gli artisti in generale. Ho fatto un corso regionale con la Modern Music Academy, ma non ha mai avuto un seguito… Niente di niente. Una volta a Londra mi sono reso conto di ciò che mi stavo perdendo, e in sei anni qui mi sono esibito più che in dieci in Sicilia”.

Una ‘strage generazionale’ che porta un ricercatore, una specialista di marketing, uno statistico e un musicista, a condividere molte perplessità sul sistema siciliano. Una su tutte: “In Sicilia sono pochi – dice Silvestro – ad avere la capacità di farti fare quello che ti serve: l'esperienza. Il minimo che mi avrebbe fatto dire ‘rimango nella mia terra’? La presenza di persone che potessero vedere oltre, persone che credessero in me come giovane e come professionista. Ora ho riempito quel vuoto, che in Sicilia c'è”.


il 17 Dicembre 2018 - 11:10