Troppo lavoro e pochi dipendenti Beni culturali, stop dei sindacati


il 14 Marzo 2019 - 18:33

LA LETTERA

Troppo lavoro e pochi dipendenti
Beni culturali, stop dei sindacati

La proposta per riscrivere l'assetto degli uffici non piace al Cobas Codir.

PALERMO - Troppo lavoro da fare e pochi dipendenti, ai Beni culturali mancano 1977 impiegati. E così la situazione si fa insostenibile. Questo è quanto denuncia la sigla Cobas Codir in vista di un incontro con l’assessorato alla Funzione pubblica in cui sarà discussa la riorganizzazione degli uffici che fanno capo al dipartimento di piazza delle Croci.

La proposta del dirigente dell’area Affari generali del dipartimento ai Beni culturali non piace ai sindacati perché non risolverebbe i problemi dell’emorragia di personale che subisce tutta la Regione e in particolare questo settore. Per i sindacalisti il piano della Regione sarebbe solamente di riduzione numerica e non prenderebbe in considerazioni le reali esigenze del settore della Pubblica amministrazione.

C’è di più. “Da una parte - scrive il sindacato - sembrerebbe che si insista con un modello organizzativo “figlio” della precedente rimodulazione (ndr, operata dal governo Crocetta) e, dall’altra, non si terrebbe minimamente conto dell’indirizzo politico assessoriale che verte verso una direzione organizzativa opposta”. Poco prima, infatti, i sindacati accusano che la riorganizzazione sia “certi aspetti appare anche in contrasto” con la linea del compianto assessore ai Beni culturali Sebastiano Tusa che a settembre a stabilito l’elenco delle venti aree archeologiche che sarebbero diventate parchi archeologici.

La questione dell’autonomia dei parchi è decisiva. Michele D’Amico che ha redatto la nota inviata agli uffici regionali spiega quanto sia importante: “Nel 2016 il dipartimento ai Beni culturali ha organizzato i propri uffici aderendo al modello ministeriale che prevedeva la nascita dei poli museali ma non ha dato autonomia gestionale agli enti creati. In attesa della concreta istituzione dei parchi archeologici e della completa applicazione della legge 20 del 2000, l’assegnazione dell’autonomia ridefinirebbe il rapporto tra soprintendenti e direttori dei poli musei regionali dotati di detta autonomia gestionale. Nello specifico - chiosa - si preciserebbero alcune funzioni di tutela dei beni in consegna ai poli museali regionali”.

Stando alla denuncia delle organizzazioni sindacali, infatti, ci sarebbero situazioni di degrado e di carenze igienico-sanitarie in molti siti e di alcuni uffici amministrativi dei beni culturali. Preoccupante sarebbe poi la dotazione di sistemi di impianti di sicurezza, o la mancanza di un programma di ammodernamento tecnologico dei siti culturali. Mancherebbe anche l’apposito vestiario per il personale addetto alla fruizione dei beni culturali per cui l'ultima fornitura di divisa è avvenuta ben 15 anni fa. Scarsa sarebbe poi la dotazione di servizi igienici destinati al pubblico che siano degni di questa definizione visto che sovente mancano persino di carta igienica. E ancora, si registrerebbe la carenza di un piano di formazione di tutto il personale per migliorare la qualità della risposta che il sistema dei beni culturali. Tutte queste criticità, invece, potrebbero essere risolte dando maggiore autonomia agli enti culturali periferici. 

Sotto la lente d’ingrandimento dei Cobas c’è però ancora una volta la mancanza di personale. La situazione fotografata è quella di un settore che si va svuotando di energie mentre i procedimenti rimangono lunghi e alle volte diventano più complessi. Questo avrebbe “avuto - sono le parole della nota sindacale - un risvolto negativo nella risposta che l’amministrazione dipartimentale deve dare al cittadino e particolarmente alle imprese che viaggiano su percorsi che le regole di mercato impongono”.

Infine, c’è la crescente carenza del personale delle categorie C e D. Senza i primi si prosciuga il bacino di personale che consente la gestione dell’apertura al pubblico dei siti in quanto si occupano dei servizi di vigilanza, custodia e sicurezza dei beni culturali. Il personale D, i funzionari direttivi, hanno invece mansioni diverse: si va dalla redazione degli atti amministrativi fino alla tutela dei beni culturali passando per la riscossione delle sanzioni.

Infine nella nota il sindacato avanza delle proposte. La prima riguarda l’organizzazione degli uffici. Alcune si occupano di alcuni particolari servizi. Alcune invece riguardano azioni che, per i sindacalisti, andrebbero realizzate. Si propone così di istituire un nuovo polo museale che si occupi dell’itinerario arabo-normanno di Palermo e, ancora, di dare effettiva autonomia gestionale sia ai poli museali regionali.


il 14 Marzo 2019 - 18:33