Caditoie, esposto del M5s Grillini contro la Prestigiacomo


15 Aprile 2019 - 06:03

PALERMO

Caditoie, esposto del M5s
Grillini contro la Prestigiacomo

I consiglieri chiedono di accertare possibili conflitti di interesse. Esposto anche sul caso degli "articoli 90"

PALERMO - Il “caso” caditoie continua ad agitare le acque della politica palermitana. Il servizio svolto da Amap, a cui il Comune chiede adesso 22 milioni di euro per somme pagate in eccesso negli ultimi cinque anni, è infatti finito al centro di una querelle tra l’azienda e il suo socio unico: frattura che il Segretario generale proverà a ricomporre oggi con un tavolo tecnico convocato appositamente. Ma ad alimentare il fuoco sotto la cenere è il Movimento cinque stelle che, per mano dei suoi consiglieri comunali, ha firmato un esposto inviato al Segretario ma, per conoscenza, anche all’Anac e alla Corte dei Conti.

Nel mirino dei grillini Ugo Forello, Concetta Amella, Viviana Lo Monaco, Antonino Randazzo e Giulia Argiroffi è finita l’assessore Maria Prestigiacomo, fino a qualche settimana fa amministratore unico di Amap, poi nominata assessore da Orlando con delega funzionale proprio all’azienda che si occupa di servizio idrico. Una scelta, quella del Professore, che Forello ha ampiamente criticato chiedendo, insieme a tutte le opposizioni, di togliere almeno questa delega alla Prestigiacomo, cosa che però il primo cittadino non ha fatto.

E oggi il M5s torna a farsi sotto. “L’architetto Prestigiacomo, durante la sua permanenza in Amap – si legge nell’esposto – si è occupata della predisposizione e della stipulazione del contratto relativo al servizio di gestione delle caditoie stradali di cui è stata acclarata l’incongruità del prezzo pattuito con l’amministrazione comunale. Allo stato, quindi, lo stesso assessore Prestigiacomo è uno dei potenziali responsabili di un ingente danno erariale subito dal Comune”. “La Prestigiacomo – continuano i grillini – viene indicata assessore il 2 marzo e il 7 marzo ha indirizzato una missiva al sindaco nella quale minacciava di adire azioni legali contro il Comune per fare valere le ragioni dell’Amap circa il mancato pagamento di fatture pari a oltre 5,5 milioni”.

La vicenda, come già raccontato da Livesicilia, verte sulla contestazione da parte degli uffici comunali del contratto sulle caditoie, dei prezzi applicati e degli interventi svolti, cosa che ha portato Palazzo delle Aquile a non pagare le fatture nell’ultimo anno. “Se la prospettazione degli uffici comunali fosse confermata – aggiungono i consiglieri pentastellati – è fuor di dubbio che il legale rappresentante di Amap, nel peridio tra il 2014 e il 2018, potrebbe essere chiamata a rispondere, anche patrimonialmente, di un ingente danno erariale cagionato al Comune”. Da qui l’accusa di un conflitto di interessi dell’assessore che “da controllato passa a controllore; sarebbe singolare se il neo assessore sconfessasse quanto fatto da presidente di Amap”.

La vicenda caditoie è assai spinosa e ha creato più di un malumore tra i corridoi di Palazzo delle Aquile, tanto che il tavolo tecnico di oggi dovrebbe trovare una soluzione che eviti un nuovo contenzioso. Una questione che, sempre secondo il M5s, “rappresenterebbe un evidente caso di mala amministrazione a danno dei cittadini, considerato che si paga un servizio scadente e non controllato”. Da qui la richiesta di “valutare le condotte assunte fino adesso” e di stabilire, quindi, se la Prestigiacomo sia incompatibile o in conflitto di interessi. Abbiamo chiesto una replica al Comune, che però ha preferito non commentare in attesa del tavolo tecnico di oggi.

Ma l’offensiva pentastellata non finisce qui: i consiglieri hanno infatti presentato anche un secondo esposto, sempre con gli stessi destinatari, che però riguarda il mancato recupero delle somme percepite da due dipendenti comunali di peso, ossia il segretario del sindaco Diego Bellia e il vicesindaco Fabio Giambrone, tema pure questo già sollevato da Forello. Entrambi, nella scorsa sindacatura, sono stati nominati “articoli 90”, cioè componenti di staff del primo cittadino, scelti direttamente dal sindaco ed equiparati a dirigenti. Cosa contro cui ha puntato il dito il Mef, che tra i tanti rilievi ha inserito proprio le somme erogate ai due dipendenti. “Il 13 marzo è stata nominata dal sindaco la nuova giunta – scrivono i consiglieri – nella quale il dottor Giambrone ha assunto l’incarico di vicesindaco. Si potrebbero palesare profili di conflitto di interessi: infatti l’assessore al Personale (sempre Giambrone, ndr) dovrebbe intraprendere azioni a tutela del Comune e contro se stesso”.

In realtà gli uffici si sono limitati a comunicare l’interruzione dei termini di prescrizione, ma finora non hanno chiesto indietro le somme e non si è attivato alcun contenzioso, come precisano da Palazzo delle Aquile. “L’iter delle contestazioni è in itinere, quindi manca il presupposto giuridico per un contenzioso – dicono dal Comune – E che non ci sia un contenzioso in atto lo ha attestato anche il Segretario generale prima della nomina della nuova giunta”. Per di più, quando gli uffici hanno comunicato ai due interessati l’interruzione dei termini di prescrizione, non hanno chiesto la restituzione delle somme. Anche perché in quel caso Bellia e Giambrone sarebbero pronti, giurisprudenza alla mano, a chiedere che del danno erariale rispondano i dirigenti che hanno autorizzato e valutato a posteriori un lavoro svolto in buona fede.

Il M5s chiede però di sapere se è stato emesso l’atto di messa in mora, invita il Comune ad attivare il recupero delle somme evitando un ulteriore danno erariale ma anche ad accertare eventuali profili di conflitto di interessi o di incompatibilità.


15 Aprile 2019 - 06:03