Ossa rotte per incassare i soldi Truffa alle assicurazioni, 42 arresti


il 15 Aprile 2019 - 07:05

Palermo

Ossa rotte per incassare i soldi
Truffa alle assicurazioni, 42 arresti

Maxi inchiesta della Procura. Centinaia di indagati. Coinvolti professionisti, fra cui un avvocato.

PALERMO - Reclutavano le persone bisognose e disposte a tutto. Anche a farsi spezzare le ossa con i dischi in ghisa che si utilizzano nelle palestre. Quattrocento euro per una gamba, trecento per un braccio. Vittime e carnefici diventavano complici per truffare le compagnie di assicurazione. Solo che le prime incassavano gli spiccioli mentre i secondi si mettevano in tasca, a volte, anche migliaia di euro.

I poliziotti delle squadra mobile di Palermo e Trapani hanno fermato trentaquattro persone. I finanzieri del Nucleo di polizia economica-finanziaria e gli agenti della polizia penitenziaria altre otto. Soni dunque 42 in totale le persone raggiunte dal provvedimento della Procura della Repubblica (i pubblici ministeri sono Francesca Mazzocco, Andrea Zoppi, Alfredo Gagliardi e Daniele Sansone, coordinati dagli aggiunti Sergio Demontis ed Ennio Petrigni), a cui vanno aggiunti duecento cinquanta indagati che si sono prestati al gioco sporco. Una maxi inchiesta che fa emergere il malaffare dilagante, ma soprattutto uno spaccato di orrore e degrado. Quello di oggi è un seguito del blitz che lo scorso agosto portò in carcere undici persone.

Era una filiera del malaffare, quella scoperta dagli investigatori. Il primo passaggio era l'individuazione di disperati disposti a subire menomazioni fisiche anche permanenti che le obbligavano a rimanere sulla sedia a rotelle. È nella disperazione di una città che affonda l'indagine. I finti incidenti, ma con dolore vero, hanno avuto per protagonisti disoccupati che vivono in condizioni di povertà, tossicodipendenti, ragazze madri e senza tetto. Il caso più grave portò alla morte di un giovane tunisino. Dal ritrovamento del cadavere in strada era nata la prima inchiesta.

Venivano organizzati i falsi incidenti grazie ad altri complici: dai proprietari delle macchine ai testimoni. Medici compiacenti stilavano le perizie di parte. Per completare l'inganno servivano le carte false dei centri di riabilitazione da cui emergevano protocolli di fisioterapia mai effettuati.

Un meccanismo perfetto avallato da un avvocato palermitano, Graziano D'Agostino, pure lui fermato, e da studi di infortunistica stradale. Il lavoro più importante, però, era quello degli spaccaossa. Veri e propri boia, la cui fama di crudeltà li precedeva. Tra i reati contestati c'è pure il riciclaggio del denaro: il giro di affari era talmente redditizio, secondo i finanzieri, da avere consentito a uno dei pezzi grossi dell'organizzazione di acquistare una Porsche e un fuoribordo.


il 15 Aprile 2019 - 07:05